lunedì 23 gennaio 2017

Novità in uscita da UTET

Testata newsletter UTET

Buongiorno,
a seguire potete trovare le proposte UTET per il mese di febbraio.
Con l'occasione vi segnalo il mio nuovo contatto e-mail,riccardo.barbagallo@deagostini.it, e il numero del nuovo ufficio
02-38086630.
Per qualsiasi chiarimento o informazione sono a completa disposizione.
Grazie e un saluto cordiale,
Riccardo


Novità Febbraio


Ti amo


Ti amo di Simone Regazzoni (9 febbraio)
Spesso pensiamo di vivere nell’epoca della fine del mondo, quella in cui valori, idee e sogni collettivi sono ridotti in cenere. Quella in cui al rischio dell’incontro con l’Altro si preferisce il più semplice e immediato interesse personale. Lo stesso accade a un sentimento pericoloso e travolgente come l’amore: nonostante sia continuamente rappresentato e celebrato, oggi diventa sempre più un piacere individuale, che non cerca lo scambio, addomesticato.Riusciremo a reinventare l’amore e a salvarlo? Per farlo, è necessario restituirgli il ruolo che gli compete: un ruolo senza compromessi, filosofico ed esistenziale. Con Ti amo Simone Regazzoni costruisce un profilo del sentimento amoroso, esaminandone gioie e tristezzeslanci e limiti, ma soprattutto interrogandosi sul suo destino.







L'Europa in trenta lezioni


L’Europa in trenta lezioni di Gianfranco Pasquino (14 febbraio)
Un tempo l’Unione Europea non era che un sogno: confinati dal fascismo sull’isola di Ventotene, tra i bagliori sinistri della guerra mondiale che infuria lontano, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrivono il famoso Manifesto, in cui l’unità dell’Europa è già «una impellente tragica necessità». Oggi l’Unione Europea – a sessant’anni dagli accordi di Roma che diedero vita il 25 marzo 1957 al suo nucleo iniziale, la Comunità Economica Europea – viene considerata da molti suoi cittadiniun’istituzione distante e complessa, per non dire minacciosa e complicata. Eppure, per il suo ruolo centrale su tutti gli aspetti del vivere comune, l’immigrazione, l’economia, la difesa dei diritti individuali e collettivi o la tutela delle minoranze, bisogna tornare a considerarla una risorsa di tutti e che tutti riguarda. A partire da questa consapevolezza Gianfranco Pasquino ci racconta con passo rapido e ampiezza di sguardo il passato e il presente di questo sogno difficile: trenta brevi lezioni che ricostruiscono gli equilibri di potere su cui si regge, gli organismi di cui è composta, i suoi valori-guida, le personalità che ne hanno influenzato lo sviluppo, le problematiche di ieri e di oggi.

Eccentrici in guerra di Andrea Santangelo (28 febbraio)
Siamo abituati a vedere i militari come uomini austeri, stretti nella disciplina rigorosa della loro divisa. Eppure vi furono soldati che fecero dell’eccentricità la loro uniforme e della capacità di uscire dagli schemi la loro arma migliore;uomini unici, spesso dimenticati dalla storia ufficiale, ma rimasti nelle cronache del tempo per il loro carattere e le loro abitudini. Scopriamo così la storia del colonnello Jack Churchill che provò a resistere alle bombe tedesche suonando la cornamusa, o di Lyudmila Pavlichenko, la migliore tiratrice di Russia; del generale che si sentiva un cowboy o del sergente nudista fanatico di Bibbia e revolver. Con un testo ricco di aneddoti, accurato e divertente, Santangelo ci porta sui campi di battaglia del novecento, salvando le storie uniche di questi personaggi, compagni di armi nel grande esercito degli eccentrici.
Ora in libreria

Norwegian Wood


Norwegian Wood di Lars Mytting
In un mondo sempre più veloce e metropolitano, tra cemento e smartphone, fermarsi a contemplare e praticare l’antica arte del legno può essere un’inattesa via di salvezza.
Il norvegese Lars Mytting ci racconta passo passo come si scelgono gli alberi, come si tagliano, come si accatasta la legna e come la si mette da parte per farla asciugare e poi, alla fine, bruciare.
Ma mentre ci parla di taglialegna, di motoseghe e di camini, quello che poteva sembrare un semplice manuale pratico diventa una meditazione sull’istinto di sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura, fatto di tempi lunghi e silenzi.







Le belle città



Le belle città di Marco Romano
La guida turistica chiusa nello zaino, lo sguardo verso l’alto, il viaggiatore dovrà farsi condurre dalle sue sensazioni, da ciò che attrae il suo occhio. Un occhio che, come spiega Marco Romano, dotto urbanista e instancabile camminatore, va nutrito con la curiosità e allenato con lo studio, perché l’estetica della città è una disciplina consolidata e rigorosa, che non differisce in niente dalla valutazione di qualsiasi opera in ogni altro campo della critica d’arte.









Cremlino


Cremlino di Catherine Merridale 
Catherine Merridale ci accompagna nel complicato dedalo della topografia e della storia del Cremlino e della Russia tutta, un’epopea tragica che ha visto succedersi gli eredi di Gengis Khan e i boiari, Ivan il Terribile e Pietro il Grande, Nicola I e i Romanov, Lenin e Stalin, Gorbačev e Elc’in, fino al presente di Putin. Più volte distrutto, ricostruito, ripensato e riprogettato, il Cremlino è il frutto dell’unione tra cultura delle steppe e cultura europea, un tripudio architettonico che coniuga stile russo e Rinascimento italiano, eclettismo e autarchia. Nella tetra penombra delle chiese sepolte, sotto la polvere degli archivi segreti, nella miriade di mappe antiche e documenti riservati, batte ancora oggi il cuore politico della Russia.

sabato 21 gennaio 2017

Incontro con l'Autore.. Ildefonso Falcones




Lunedì 10 ottobre, una serata d’autunno da ricordare: con Rory ed altri blogger mi ritrovo nel lussuoso Hotel Principe di Savoia di Milano. Ma attenzione, non semplicemente nell’hotel, o in una sala conferenze come ci saremmo aspettati. Con nostra sorpresa, veniamo infatti accompagnati dal referente dell’editore Longanesi nella camera in cui alloggia Ildefonso Falcones, e ad aprirci la porta, sorridente e caloroso come un amico di lunga data, c’è proprio lui, che ci saluta uno per uno. L’anticamera-salottino della stanza è calda e accogliente, e anche se siamo abbastanza numerosi riusciamo a sistemarci tutti su divanetti e poltrone, a formare un cerchio come in una serata di chiacchiere tra amici. Dopo le presentazioni - in stanza c’è anche una brava interprete che ci assisterà con l’intervista - Ildefonso ci mette a nostro agio, ci offre dell’acqua, si dimostra gentile e premuroso con chi inizia a risentire dei primi cambi di temperatura.


L’incontro ha inizio, e la nostra prima domanda riguarda i valori e le virtù umane che si riflettono nei personaggi principali del suo nuovo romanzo Gli eredi della Terra, che si trovano ad affrontare mille avversità ma non si perdono mai d’animo:

Io penso che i princìpi, in realtà, illuminino tutto il romanzo, per cominciare dovrei dire che i miei personaggi non potrebbero funzionare con dei concetti diversi, perchè credo che l’avere determinati princìpi contribuisca a creare una maggiore empatia da parte del lettore nei confronti dei personaggi. Quindi, a mio avviso è naturale creare dei personaggi che racchiudano in sè virtù come la lealtà, il voler lottare per la famiglia, la difesa dei propri figli, combattere contro le ingiustizie, tutte cose che dobbiamo affrontare anche noi nella nostra quotidianità. Salvando le opportune distanze, e ricordando che chiaramente i mali estremi con cui si trovano a lottare i miei personaggi nel Medioevo magari non sono quelli con cui dobbiamo fare oggi noi i conti. Trasferire tutte queste qualità umane in una trama, è questo ciò che io penso di fare. Non penso potrei utilizzare princìpi diversi o personaggi con qualità umane diverse. Non credo che potrei scrivere una trama con un meccanismo diverso; forse, potrei pensare di scrivere un romanzo impermeato su una persona con una personalità completamente diversa, ma, sinceramente, non penso che susciterebbe lo stesso tipo di interesse, di empatia presso i lettori. Credo che la maggior parte dei lettori, in modo naturale, sentano empatia per un personaggio mosso da sani princìpi come quelli che abbiamo già citato. In più se è sfortunato, se ha dovuto far fronte ai rovesci del destino, meglio ancora.


Perché è così “cattivo” con i suoi personaggi? Nei suoi romanzi succede loro di tutto di più, poveretti. Insomma, mai una gioia..In ogni momento rischiano la vita, vengono feriti, torturati..

Cattivo? (ride) Sì che ci sono delle gioie, non è vero che non c’è mai una gioia. Capita a tutti noi nella vita, siamo più inclini a ricordare quello che di negativo ci è successo, ricordiamo però che a Hugo capitano anche cose positive, cose bellissime, riesce ad avere due vigne, ha una bambina, trova un’amore, è vero che perde tutte queste cose, ma poi alla fine le ritrova. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un romanzo di avventura. La vita, soprattutto come la vediamo in un racconto d’avventura, è fatta di colpi di fortuna, ma anche di rovesci, di gioie e disgrazie. Non voglio fare paragoni all’insegna della mancanza di modestia, però per me il romanziere d’avventura per eccellenza è Dumas, e nei suoi romanzi succede di tutto: i personaggi vengono incarcerati, scappano, conquistano la libertà, poi vengono incarcerati di nuovo.. Io non è che voglia essere cattivo nei confronti dei miei personaggi, perchè poi le cose per loro si chiudono sempre in modo positivo, ma penso che senza questi colpi di fortuna, ma anche senza questi rovesci e disgrazie, la storia non sarebbe altrettanto interessante e avvincente. C’è da dire che alla fine i personaggi a cui tengo davvero non li uccido. In alcuni altri romanzi invece sì succede.


Nella Barcellona di oggi, nel mondo contemporaneo, sarebbe in grado di ritrovare dei valori rappresentativi-chiave da trasformare in personaggi o per una storia contemporanea?

A mio avviso sì, a Barcellona come a Milano. Se noi ci concentriamo sulla trama romanzesca, se escludiamo i fatti storici che ovviamente sono riconducibili ad una realtà ben precisa, potremmo trasferire tutto ciò nel ventunesimo secolo.. forse le carceri no, perchè per fortuna le carceri di oggi non sono come quelle che io descrivo del quattordicesimo- quindicesimo secolo, ma per esempio una forma di schiavitù ce l’abbiamo ancora oggigiorno, pensiamo alla tratta delle bianche, alla tratta di esseri umani. Nei miei romanzi parlo delle passioni umane di sempre, l’amore, il sesso, la vendetta, i sentimenti. Tutte queste cose le avevamo nel Medioevo e le abbiamo ancora oggi. Penso che per quanto riguarda i princìpi come il lavoro, l’impegno, la volontà di lottare, di andare avanti, ecco, alcuni di questi princìpi sono stati messi da parte, non sono stati del tutto compresi dalla gioventù contemporanea. La necessità di lavorare e impegnarsi ha lasciato spazio ad atteggiamenti più tipicamente contemporanei, come aspirare a creare una app e venderla alla software house di turno per una cifra da capogiro, e aver risolto così la propria vita. Però evidentemente pochissimi ci riescono, e tutti gli altri finiscono per doversi rimboccare le maniche e lavorare come tutti. Credo sia dunque assolutamente possibile trovare nella Barcellona ma anche Milano, come qualunque altra città contemporanea, quei princìpi e quei valori.


So che rispetto ad altri autori lei preferisce fare tutte le ricerche storiche per i suoi libri. Da dove inizia la sua ricerca storica e quanto tempo impiega?

Inizio a rispondere dalla fine, nel caso de Gli eredi della Terra ho impiegato tre anni, comprensivi sia della parte di documentazione, che della parte di redazione e correzione. In che modo inizio: abbastanza semplice, in primo luogo, se come in questo caso mi prefiggo di raccontare una storia che dal punto di vista cronologico prende il via più o meno negli anni in cui finisce La cattedrale del mare, stiamo parlando del 1387 circa, devo vedere dal momento in cui voglio iniziare a narrare in questa storia, al momento in cui finirà, che cosa succede nella storiografia. Devo quindi attenermi a questa cronologia, non sono io che decido cosa raccontare o non raccontare, la stessa cosa è avvenuta per La mano di Fatima o per La regina scalza. Scelgo un’epoca e vado a vedere che cosa è successo in quell’epoca. Poi all’interno degli eventi storici c’è sì una certa flessibilità, mi autoconcedo un certo margine di scelta per concentrarmi su alcuni fatti storici, e magari posso lasciarne da parte altri. L’importante è che la storiografia possa coincidere con la trama romanzesca. Quello che mi interessa particolarmente è far vedere in che modo i fatti storici possano influire sulle vicissitudini dei personaggi. Faccio un esempio relativo a Gli eredi della Terra: la distruzione del ghetto ebraico di Barcellona fa sì che Hugo perda il suo primo amore. Avrebbe potuto perderla in qualunque altro modo, però scelgo di illustrare con questo episodio romanzesco un episodio storico che corrisponde alla realtà, che è la distruzione del ghetto ebraico. Cerco sempre di creare una relazione di causa- effetto tra gli eventi storici e la vita dei personaggi, che sono fittizi. Da lì inizio a scrivere il mio copione, devo sapere come iniziare e come finire la storia, devo aver già intravisto i punti più salienti intermedi, e se tutto questo più o meno ha un senso posso cominciare a scrivere e continuare a studiare al contempo.


Quanto il suo lavoro di avvocato incide su ciò che scrive? Ci sono esperienze che la portano a scrivere un fatto particolare nel libro?

Per niente, indubbiamente come avvocato ho incontrato un’infinità di persone e sono venuto a conoscenza di tantissimi problemi diversi che possono aver afflitto le persone o influito sui loro rapporti interpersonali. Ma la professione di avvocato è squisitamente pragmatica, ciò che importa è fare in modo che gli interessi dei propri clienti prevalgano su quelli dei loro avversari, e per avere questo risultato l’avvocato a volte cederà, a volte non cederà, tratterà, negozierà, etc. Di contro, lo scrittore svolge un lavoro all’insegna dell’ immaginazione, della fantasia, della creatività. Direi che sono due mondi diametralmente opposti, la letteratura e il diritto. Oltretutto, il tipo di linguaggio che utilizziamo in ambito legale, di diritto, e nella scrittura moderna sono assolutamente diversi. Se una persona scrivesse un romanzo con lo stesso stile o con lo stesso registro utilizzabile per scrivere ad un giudice per convincerlo delle nostre ragioni, probabilmente quel romanzo non lo leggerebbe nessuno. Il linguaggio è uno strumento per arrivare ad intrattenere il lettore, per fargli vivere una serie di emozioni. Credo che in un certo senso comunque la mia formazione e la pratica dell’avvocatura per tanti anni mi siano tornati utili come scrittore a livello operativo, ho sempre avuto una certa familiarità nella consultazione di libri e saggi, mi sono sempre mosso agevolmente nella bibliografia, quindi la parte di ricerca è stata favorevolmente supportata dalla mia esperienza di avvocato, per tutto il resto credo di no. Per quanto riguarda le esperienze di vita che posso avere avuto come avvocato ovviamente ci sono state, come tutti noi ne abbiamo nella nostra professione, poi alcuni ricordi di vita potremo trasferirli in un romanzo oppure no.


Ha mai pensato di ambientare un romanzo nell’epoca contemporanea?

Ma sì, io le ho scritte ma...sembra che nessuno le voglia (ride). Diciamo che nel corso della mia vita ho scritto diversi romanzi contemponanei e ho anche cercato di venderne alcuni, ma senza risultato. Alla fine, dopo una serie di romanzi contemporanei proposti a varie case editrici, mi sono proposto di provare con il romanzo storico, e non è che La cattedrale del mare abbia avuto fortuna immediata dal punto di vista editoriale, ho impiegato 3 anni per trovare una casa editrice interessata, e in quel lasso di tempo ho scritto un ennesimo romanzo ambientato nella contemporaneità, che, una volta trovato l’editore interessato a La cattedrale del mare, ho offerto, ma non hanno manifestato alcun interesse per questo romanzo. Visto che a me piace il romanzo storico, piace alla casa editrice, piace al pubblico, non vedo motivo per continuare a incaponirmi a scrivere romanzi contemporanei che a quanto sembra alle case editrici non interessano, sarebbe credo un grosso errore.


Ha mai pensato di ambientare uno dei suoi romanzi in Italia, se sì in che periodo storico?

Mi piacerebbe sicuramente scrivere un romanzo storico ambientato in Italia, credo che in particolare farebbe molto piacere anche all’editore, soprattutto a quello italiano, ma dovrei far fronte almeno a due ostacoli, il primo è che credo che l’Italia vanti già tanti ottimi romanzieri storici, che rispetto a me godono di un vantaggio comparativo indubbio, cioè conoscono molto meglio la storia del loro paese, l’ambientazione e tutto ciò che c’è da sapere sul paese. Ma non solo. Come dicevo, nella fase di documentazione prima della stesura io faccio tantissima ricerca, di norma consulto tra i 150 e i 200 libri, e di solito questi libri oltretutto sono scritti con un linguaggio ormai desueto. Io per cominciare non so l’italiano, quindi difficilmente potrei accedere alle informazioni contenute in questi libri, se oltretutto questi testi fossero scritti in italiano antico, a questo punto temo che l’ostacolo sarebbe veramente insormontabile per me. In ogni caso, non escludo nulla a priori, potremmo magari cercare di ricorrere ad altri meccanismi, potrei farmi aiutare nella fase documentativa, potrei far lavorare Rossana (l’interprete dell’autore, ndr) a cottimo nella traduzione di tutta questa documentazione (scambia una risatina con Rossana). Ma rimangono comunque questi due grandi problemi. E’ stato scritto già tantissimo in termini di romanzi storici sull’ Italia, un paese straordinario, la cui storia è ammirata e cantata da tutti. Quanti romanzi storici sono stati scritti sulla Roma imperiale, giusto per fare un esempio. Sarebbe anche un po’ un azzardo per me cercare di entrare in un mercato proponendo un prodotto che mi è più distante, che non mi è così naturale come ambientare un romanzo storico in Spagna.


Ho letto la sua intervista rilasciata a Sette del Corriere della Sera in cui lei parla contro l’indipendentismo catalano. Nei suoi romanzi parla di una Barcellona indipendente, molto forte nel periodo medievale. Volevo sapere se in Spagna, a Barcellona, in questo periodo, hanno cercato di coinvolgerla politicamente nella disputa sull’indipendentismo.

Sì, altrochè. Tra l’altro è recentemente uscita un’intervista su Sette che è stata ripresa da un quotidiano catalano, che ha scritto un articolo contro di me. Purtroppo sì, le cose stanno così. Tutte le opinioni vengono intepretate in modo diverso, in funzione di chi le legge. Ti stritolano, a volte, quando fai delle dichiarazioni come quelle che ho fatto io. Ma quale potrebbe essere l’alternativa, dovrei forse tacere? Se viene da me un giornalista che mi vuole dedicare un’ampia intervista, è ovvio che vorrà sapere qualcosa, e dovrò pur raccontargli qualcosa, meglio se gli racconto la verità, cosa che oltretutto a me va benissimo fare. Però ci sono state sì delle ripercussioni politiche, a cominciare dal fatto che per esempio in Catalogna, pur essendo catalano, non vengo considerato tale.


Negli ultimi anni abbiamo assistito all’esplosione dei “baby scrittori”, persone che prima dei loro 20 anni hanno già pubblicato il loro best seller. Quanto ha influito positivamente il fatto di arrivare al successo dopo, con un’altra testa, un’altra maturità? Cosa sarebbe stato, secondo lei, diverso se la fama di La cattedrale del mare fosse arrivata a vent’anni?

Oh-oh. (ride) Forse, se il successo de La cattedrale del mare fosse arrivato quando avevo 20 anni, non avrei scritto un altro romanzo dopo. Più che uno scrittore attempato, io sono stato uno scrittore che in tarda età ha avuto il suo primo libro pubblicato. In realtà io ho sempre scritto, ma il mio primo libro è stato pubblicato quando avevo 47 anni. Gli aspetti positivi di arrivare a un tale successo a quell’età e non da giovanissimo sono stati sicuramente la stabilità emotiva, il fatto di avere una famiglia, avere 4 figli, il fatto di avere uno studio legale e una carriera come avvocato avviata che mi consentiva una certa tranquillità economica, mi ha fatto capire che avevo totale libertà come scrittore, potevo scrivere o no, il futuro della mia famiglia non dipendeva da quello. Se scrivevo era invece perchè davvero lo volevo fare e trovavo nella scrittura un autentico entusiasmo. Probabilmente, se tutto ciò fosse avvenuto quando avevo 20 anni, la mia capacità di reazione sarebbe stata completamente diversa, lo sarebbe per chiunque. Tra i 20 e i 47 anni le cose cambiano abbastanza, credo che possiamo fare un paragone con il mondo del calcio: vediamo che i calciatori che arrivano ad un successo economico e di fama per forza di cose visto che sono degli sportivi, quando sono molto giovani a volte perdono un po’ la bussola, alcuni riescono a resistere bene all’impatto del successo, invece altri finiscono male, a volte in modo drammatico. Io devo dire di ritenermi assolutamente soddisfatto di come sono andate le cose per me, del fatto che fama e successo siano arrivati a 47 anni, che poi non è che un uomo di 47 anni sia poi così vecchio, adesso ne ho 57 e spero francamente che me ne rimangano ancora un po’ da vivere.


Cito un passo dal suo libro: “Barcellona è in preda al terrore e ognuno pensa ai propri interessi”. Qual è il rapporto tra il terrore e l’altruismo o l’egoismo? Il terrore giustifica una persona ad essere egoista o altruista?

Diciamo che il terrore è un’emozione che viene indotta in noi dall’esterno, un sentimento che non possiamo controllare, che è estraneo a noi e alla nostra volontà. Non si tratta di una decisione libera, per esempio nel passo del romanzo che lei citava, il terrore nasce dal fatto che so che arriverà il re e potrebbe decidere di tagliarmi la testa. L’altruismo e l’egoismo sono emozioni umane, io non credo che facilmente il terrore possa indurre altruismo. Penso che in una situazione bellica potremmo vedere l’altruismo come quella specie di sensazione di spirito di corpo, di far parte di un gruppo. Son stato in gioventù nell’esercito, non ho combattuto una guerra ma ricordo la sensazione di tenerci sotto pressione, quell’ inzigarci per la difesa della patria. Più che altruismo la definirei una sorta di follia collettiva. Di contro, penso che il terrore possa invece sì generare delle forme di egoismo, lo capisco perchè una persona terrorizzata è incapace di prendere delle decisioni conformi al suo carattere e alla sua personalità. Il terrore inibisce la nostra libertà, la nostra capacità di ragionamento, la logica, la razionalità. Francamente non vedo una relazione di causa-effetto molto probabile tra il terrore e l’altruismo. Posso pensare che se davanti al terrore vediamo un bambino o una persona che sta affogando, l’impulso altruista ci spinge a tuffarci per cercare di salvarlo. E’ anche vero che ogni tanto si sente di persone che muoiono proprio nel tentativo di salvare la vita di qualcuno, specie quando una persona è caduta in acqua e sta annegando, non sarebbe la prima volta che succede. In generale penso che il terrore blocchi la nostra capacità di pensiero, quindi difficilmente lo vedo legato ad un altruismo vero e proprio.


I suoi figli leggono i suoi romanzi?

Non riesco proprio a far sì che leggano alcunchè, hanno hobby diversi, conosciuti da tutti noi, dalla Playstation, allo smartphone, all’ IPad. E’ una vera e propria forma di concorrenza sleale nei confronti della letteratura, perchè tutti questi dispositivi offrono una gratificazione immediata. Sedersi, o non sedersi, per leggere un libro di 800 pagine implica comunque un impegno che si deve protrarre nel tempo, un certo grado di concentrazione che deve andare avanti per un bel po’ di giorni. Invece sedersi davanti alla tv, al computer, o a qualunque altro dispositivo tecnologico offre una gratificazione pressochè immediata, temo che sia una causa persa tentare di far primeggiare la letteratura rispetto a tutte queste forme di passatempo.


Un’indiscrezione: come è nato Hugo? Come ha creato questo personaggio? Quanto c’è di Dumas?

Io penso che per esempio considerando I tre moschettieri , c’è molto delle qualità di questi tre personaggi in Hugo: i tre moschettieri difendono a spada tratta la regina, pur sapendo che è infedele nei confronti del marito, ma sono personaggi nobili, sono amici fra di loro, lottano contro l’ ingiustizia, sono degli eroi in poche parole. Ora, non so se il mio Hugo sia un eroe a tutti gli effetti, non mi passerebbe mai per la testa di paragonarmi a Dumas. Ma penso ci siano davvero molti punti in comune tra alcune caratteristiche caratteriali di Hugo Llor e i valori di cui abbiamo parlato nella prima domanda. La voglia di combattere contro l’ ingiustizia per esempio, passando ad un altro romanzo, fa sì che Montecristo fugga dal carcere cercando la vendetta, cercando di ritrovare l’amore che aveva perso.. Credo che sono storie universali, atemporali, che valgono oggi come valevano tre secoli fa e hanno sempre lo stesso significato.


Come mai quando ha iniziato a scrivere il suo primo romanzo storico, La cattedrale del mare, ha scelto proprio questo periodo della Barcellona medievale, in tutto l’arco della storia spagnola?

In primo luogo perchè Barcellona è la mia città, era un’ambientazione che avevo più a portata di mano di altre. Se era necessario andare a vedere un luogo, era sufficiente prendere la moto e andarci personalmente, per raggiungere in pochi minuti il posto che volevo ispezionare. Una volta che ho capito che volevo scrivere un romanzo ambientato a Barcellona, mi sono chiesto quale fosse un periodo della storia di Barcellona in cui la città potesse offrire, in termini di fascino e di attrattiva, molto ai lettori, uin che periodo poteva essere particolarmente interessante. La mia scelta è caduta sul quattordicesimo secolo, perchè Barcellona era una delle grandi metropoli, una delle grandi capitali del Mediterraneo, sullo stesso piano, anzi, superiore a volte, in guerra in modo intermittente con Genova, alleata di Pisa, concorrente di Venezia, era una città in quel momento molto ricca, con un’avanguardia culturale, una città che richiamava a sè ed accoglieva chiunque volesse trasferirsi lì. Tutto questo dava un corpus di abitudini, di usi, di tradizioni e di situazioni diverse. Per esempio, tra le situazioni diverse posso pensare alla costruzione di Santa Maria del Mar, che poi è la cattedrale del mare del romanzo. Diciamo che il processo è più o meno questo, scelgo il luogo, poi scelgo l’epoca, poi all’interno di quell’epoca vado alla ricerca degli eventi storici che reputo più interessanti o che mi prefiggo di narrare e che voglio protagonisti della mia storia. Si tratta comunque sempre di una scelta deliberata, ben meditata.







Prima di salutarci, Ildefonso ci dedica ancora un po’ del suo tempo firmando le copie del libro con dediche e senza mai smettere di sorridere, e posa con noi nelle foto-ricordo.



Personalmente, sono rimasta molto affascinata da questa persona e dal suo animo gentile, che a partire dal primo sorriso, e fino all’ultimo morbido abbraccio prima di ritornare alla sua privacy, mi ha trasmesso calore, accoglienza, e quasi la sensazione di aver incontrato un’anima antica.

Ah, dimenticavo. Durante l’intervista, dato il tempo limitato, non ho avuto modo di chiedere a Ildefonso Falcones se gli sarebbe piaciuto vedere il suo libro trasposto in versione cinematografica. Beh, ho comunque ricevuto risposta, perchè sul suo profilo Facebook ufficiale, da qualche giorno, è possibile trovare diverse informazioni utili sulla nuova serie ispirata a La Cattedrale del Mare, oltre che a varie foto e link che gli amanti dei suoi romanzi troveranno molto interessanti..


venerdì 20 gennaio 2017

Popcorn e... [Recensione]: Underworld - Blood Wars

Finalmente orna al cinema il quinto capitolo della serie Underworld! Abbiamo aspettato ben 5 anni e finalmente Lycan e Vampiri stanno per tornare e questa volta la guerra sarà particolarmente sanguinolenta... Su alcuni siti l'uscita in Italia viene data per il 26 gennaio, mentre in altri il 30 marzo!



Oggi a pranzo sono andata al cinema a vederlo e senza fare spoiler stasera vorrei chiacchierare in anteprima con voi di questo nuovo film... pronti?




Sono arrivata in anticipo al cinema, così ho avuto il tempo di prendermi i popcorn e scegliermi il posto perfetto, ammetto che ero felicissima di ritrovare Selene (Kate Beckinsale) e scoprire magari cosa fosse successo a Michael Scott Speedman).



Il film inizia subito con una scena piena di azione in cui Selene fa da padrona, per esser poi affiancata dal meraviglioso David (Theo James): in pochissimo si viene subito catturati completamente dalla storia, ci si dimentica di tutto il resto e il tempo scorre via veloce!



Ritroverete vecchio e nuovi protagonisti, come Thomas, interpretato dal fantastico Charles Dance, che molti di voi sicuramente ricordano per Game of Thrones! Tra le nuove entrate non posso non nominare Tobias Menzies, conosciutissimo per aver interpretato bruto in Rome e per aver dato il volto al perfido Jonathan "Black Jack" Randall in Outlander e che qui interpreta il Lycan Marius, che ha un ruolo davvero importante in questo nuovo capitolo di Underworld! Altra grande novità è la presenza nel cast di Bradley James, indimenticabile Artù in Merlin, che qui interpreta Varga, un guerriero Vampiro spietato e senza scrupoli. Scoprirete anche nuovi clan leggendari capaci di muoversi a velocità elevatissime e che aiuteranno Selene nella sua ricerca...




Tra combattimenti, complotti, tradimenti e inseguimenti che lasciano senza fiato verremo a scoprire moltissimi segreti legati ai vari protagonisti, verità scottanti e che son state taciute per evitare ulteriori spargimenti di sangue e soprattutto vi saranno flashback importantissimi! Tanti i colpi di scena e tanti i momenti carichi di adrenalina: rispetto ai primi film questo è tutto azione, gli effetti speciali nel tempo sono migliorati notevolmente e molti dubbi sorti nel quarto film trovano qui risposta, anche se a fine film vi ritroverete con altre domande e mille dubbi.




Sarà che ho un debole per questa serie, fatto sta che ho adorato questo film: il cast è eccezionale, le espressioni di Bradley James sono impagabili e Selene è ancora più fantastica di prima! Ho trovato solo David (Theo James) un pochetto freddo e inespressivo, quasi inutile a volte.




Nel complesso è un film che merita assolutamente di esser visto, per un'ora e mezza vi dimenticherete di tutto e non farete a tempo a sedervi che in un batter di ciglia vi ritroverete ai titoli di coda, completamente presi dal film!




Non mi resta che augurarvi buona visione...






Recensione [Graphic Novel]: Plutona di Jeff Lemire, Emi Lenox e Jordie Bellaire


Prezzo: € 19,00
Ebook: € 9,35
Pagine: 152
Genere: Cose che non racconterai a nessuno
Editore: BAO Publishing
Data di pubblicazione: 17 Novembre 2016

Plutona è la più potente eroina del suo mondo. Cinque ragazzi la trovano morta in un bosco. Ciascuno di loro è a proprio modo un emarginato, e questo traumatico evento li avvicinerà, costringendoli ad aprirsi, a raccontarsi, a capirsi a vicenda. Ogni capitolo, disegnato da Emi Lenox, termina con tre pagine disegnate da Jeff Lemire che dettagliano l'ultimo giorno di vita di Plutona, in modo tale che solo alla fine del volume capiremo cosa le sia successo realmente. Una storia toccante e dolce, amara e profonda, raccontata con estrema maestria da uno dei massimi sceneggiatori nordamericani contemporanei.

Ci sono Graphic Novel capaci di esercitare su di noi, fin da un primo sguardo, un'attrazione incredibilmente forte, una di quelle che non permette di uscire dalla libreria o dalla fumetteria senza averlo al sicuro tra le proprie mani, una di quelle a cui resistere è praticamente impossibile, una di quelle, per intenderci, che, presto o tardi, avrà la meglio sul nostro spirito, sul nostro cuore e soprattutto sulla nostra mente. E' stato esattamente questo che il fumetto di Jeff Lemire, Emi Lenox e Jordie Bellaire ha saputo trasmettermi fin da subito, l'urgenza di leggerlo e la voglia di immergermi nelle sue vicende: la storia di Plutona è riuscita a piantare in me il seme della curiosità fin dalle prime tavole e le emozioni che ha saputo regalarmi sono state in grado di farmi vivere l'intensità e la forza di ogni singolo dettaglio in maniera impeccabile.

A Metro City la gente comune convive con la consapevolezza che la loro città sia popolata anche da supereroi, uomini e donne dotati di poteri incredibili posti a difesa dell'incolumità dei loro concittadini, in un clima di naturalezza e benevolenza che fa sembrare il tutto assolutamente ordinario. Tutto, però, è destinato a cambiare, o almeno così la sembrano pensare Mie, Mike, Diane, Teddy e Ray quando, in un giorno all'apparenza innocuo, fanno una terribile scoperta, il corpo di Plutona, l'invincibile eroina della città, riverso tra le foglie nell'oscurità del bosco, apparentemente esanime e senza vita. La preoccupazione che il mondo intero, adesso, possa versare in un grande pericolo e lo sgomento dipinto sui loro volti attanagliano i cuori dei giovani ragazzi che si ritroveranno davanti ad una scelta molto importante da prendere: mantenere il segreto e nascondere il corpo cosicché i nemici non possano scatenare il male sulla vita dell'intero universo o rendere pubblico il ritrovamento di quella che era, ormai, Plutona? In un vero e proprio crescendo di emozioni, i cinque ragazzi si renderanno protagonisti di una storia intensa, profonda ed inaspettata che finirà con il sorprendere totalmente il lettore.

Aprire il Graphic Novel per la prima volta e sfogliarne le pagine è stato come ritrovarsi immersi in un classico fumetto della Marvel, ma con un trasporto ed una curiosità decisamente superiori, sotto molti punti di vista. Il tratto semplice e molto marcato viene messo perfettamente in risalto da un utilizzo del colore molto ben calibrato ed incredibilmente efficace: colori caldi e toni più accesi si alternano a colori freddi, molto scuri e toni più cupi che ben si sposano con gli stati d'animo e le emozioni non solo dei protagonisti, ma più realisticamente che la storia riesce a trasmettere al suo pubblico. A scene ricche di tensione, infatti, si frappongono, per lo più nel capitolo iniziale, frammenti di quella spensieratezza tipica dell'età giovane e piena di speranza dei cinque ragazzi e sia da una parte che dall'altra il colore riesce a rendere il tutto sicuramente più intenso. Quello che più mi ha colpito, però, è stata senza dubbio l'attenzione ai dettagli che gli autori hanno dimostrato di prestare in ogni singola tavola: molto spesso, infatti, i miei occhi sono stati catturati da piccoli essenziali frammenti che hanno reso i protagonisti e l'ambientazione ancora più accattivanti, piccoli elementi che a volte si sono rivelati decisi per la storia, altri per la caratterizzazione del personaggio e altri ancora che hanno saputo, invece, arricchire semplicemente la scena. Nell'insieme queste tecniche sono state in grado di valorizzare ancor di più un Graphic che, di per sé, aveva già conquistato il mio cuore.

Per quanto riguarda la costruzione della storia, dal punto di visto narrativo è assolutamente impeccabile: al racconto principale delle vicende e delle vite dei protagonisti, viene data voce anche a Plutona, della quale il lettore potrà ricostruire una piccola parte di vita e soprattutto gli ultimi accadimenti, quelli che, per intenderci, l'hanno portata alla presunta morte. La narrazione, quindi, si sviluppa su due livelli temporali diversi e destinati ad entrare in contatto tra loro: il modo in cui ciò avverrà e le conseguenze che determinate azioni si porteranno dietro sapranno tenere sorprendere anche la più cinica delle menti, che si ritroverà, volente o nolente, completamente imprigionato tra le fila di una trama ricca di emozioni da cui sarà impossibile sottrarsi.

Dal punto di vista contenutistico, Plutona si dimostra nuovamente capace di sbalordire tratteggiando molto dettagliatamente i diversi rapporti che si instaurano tra i protagonisti, creando un gruppo quanto più eterogeneo e verosimile possibile: in tal modo, gli autori sono stati in grado di mettere in evidenza debolezze e punti di forza di ciascuno di essi, caratterizzandoli alla perfezione e sebbene qualche volta siano inciampati in qualche cliché hanno saputo sottolineare un'importantissima lotta che tutt'oggi deve essere strenuamente combattuta, quella contro ogni tipo di discriminazione o, per meglio dire, in questo caso contro ogni forma di bullismo. Il contesto in cui tutto ciò viene inserito è funzionale, e se vogliamo anche strumentale, proprio a questo: ciò che andrà a rivoluzionare le vite di Mie, Mike, Diane, Ray e Teddy è proprio ciò che riuscirà ad avvicinarli, che farà nascere amicizie inaspettate e che farà sbocciare i primi amori.

Nei capitoli finali il Graphic Novel raggiungerà il suo punto di tensione più elevato e tutta l'adrenalina accumulata nel suo corso troverà finalmente il giusto compimento. La sorpresa, però, non finirà di incantare il lettore fino all'ultima tavola dove l'interpretazione giocherà un ruolo fondamentale: sebbene, infatti, il fumetto sia considerato conclusivo, il finale, è proprio il caso di dirlo, è completamente aperto e soggetto ad ogni tipo di considerazione possibile. Anche questo elemento ha contribuito a rendere Plutona una lettura unica, appassionante ed entusiasmante che non posso non consigliare ad amanti di fumetti e non: se quello che vi serve è un'avventura dalle sfumature fantastiche, umana e caratterizzata da una particolare intensità, l'opera di Jeff Lemire, Emi Lenox e Jordie Bellaire è quello che fa per voi.

Novità per il giorno della memoria da Baldini & Castoldi

Ulrich Becher

Caccia alla marmotta

È il giugno 1938 e in seguito all’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista il giornalista viennese Albert Trebla fugge verso i Grigioni insieme alla moglie Roxane. Sono giorni carichi di angoscia e alle notizie inquietanti che arrivano dall’estero si aggiungono gli eventi luttuosi che agitano la tranquillità dei paesini attorno a Saint Moritz, tra morti improvvise e misteriosi suicidi.
L’assunzione di efedrina, necessaria per contenere gli effetti della febbre da fieno di cui soffre, unita ai ricordi della Prima guerra mondiale, costantemente richiamati da una ferita al volto che pulsa come «un cuore in fronte», mettono Trebla in una situazione di fluttuante allucinazione. Il giornalista si convince che due giovani austriaci giunti nella località alpina appena dopo di lui, sedicenti cacciatori di marmotte, siano stati mandati dai tedeschi per liquidarlo. Realtà e immaginazione, prove e sospetti, passato e presente si mescolano allora in una caccia all’uomo che da preda, più o meno presunta, si trasforma in cacciatore. Ma di cosa?
Di nazisti, di donne, di storie o di ombre del passato?

Lev Golinkin

Uno zaino, un orso e otto casse di vodka

Lev Golinkin nasce a Char’kov, in Ucraina, nel 1980. La Guerra Fredda e l’Unione Sovietica sono al tramonto. Era un’epoca di macchinoni neri e di sparizioni notturne, informatori del KGB appostati a ogni finestra, umiliazioni, paura e violento antisemitismo. I genitori di Lev desideravano per lui e sua sorella, Lina, una vita migliore, ma le frontiere erano ancora sigillate e il sogno dell’America lontanissimo. Poi, alla fine del 1989, si aprì uno spiraglio per la fuga – una fuga definitiva – e i Golinkin, insieme a centinaia di migliaia di ebrei sovietici, rischiarono tutto per riuscirci. Ma dovevano fare in fretta: girava voce che a partire dal 31 dicembre l’America non avrebbe accolto più nessuno. Vivace, emozionante, venato di humour nero, Uno zaino, un orso, e otto casse di vodka è un viaggio nella follia totalitaria che snatura la vita e le coscienze di adulti e dell’infanzia, visto dalla prospettiva personale di un bambino vulnerabile ma ostinato, costretto a vivere in un Paese che non lo vuole. Ma è anche la storia dell’uomo Golinkin diventato americano, che torna in cerca delle tante persone che avevano reso possibile la sua fuga, per ritrovare il senso di quella solidarietà umana, unica superstite di un’epoca di grandi macerie.

Novità da r e d! per rimettersi in forma

YOGA E RUNNING

da red! due libri per curare l'alimentazione
e migliorare la pratica
YOGAFOOD
LA DIETA DEL RUNNER

 
 
"E può darsi sia stato perché sono figlia di un ingegnere automobilistico e cresciuta a Detroit, la città statunitense soprannominata ‘Motor City’, che ho capito al volo l’insegnante quando ci ha parlato della qualità del nostro ‘carburante’, cioè del cibo con cui ci nutriamo."

Pamela Weber , dalla prefazione di Yogafood
Che si aspiri a diventare maestri di yoga o sportivi performanti, l'alimentazione gioca sempre un ruolo fondamentale nella pratica quotidiana di tutte le discipline.
Ogni genere di attività fisica, oltre all'aspetto mentale, richiede inevitabilmente una grande attenzione alla sfera nutrizionale, tanto importante quanto la concentrazione richiesta per eseguire un asana o la prontezza di riflessi necessaria a effettuare un gesto tecnico impegnativo.

Ecco allora due titoli che aiutano a seguire una dieta equilibrata e sviluppare al meglio la propria passione: il dietologo e nutrizionista Nicolas Abineau parla ai runnerl'insegnante Pamela Weber ai praticanti dello yoga, per amore del quale ha fondato a Parigi il NATA, centro di yoga, meditazione e cucina vegetariana.

Due libri ricchi di consigli e suggerimenti mirati, nati dall'esperienza personale di due esperti. Una base di informazioni preziosissime per alimentarsi correttamente, restando in forma e unendo passione, risultati e soddisfazione personale.
YOGAFOOD
red!
Pamela Weber
Yogafood spiega come applicare i grandi principi dello yoga all’alimentazione per acquisire vitalità, serenità e migliorare la pratica. Alcune semplici regole, facili da seguire:
evitare la carne; non a caso tutti i maestri yoga, indipendentemente dalle varie correnti e tradizioni, erano vegetariani.
no agli alcolici e ai grassi animali, come latticini e uova.
consumare cereali (riso, mais, orzo, miglio, avena, pasta integrale, farro, kamut).
assumere tanta frutta, verdure a foglie verdi, spezie, semi ed erbe varie.
- inserire frequentemente zenzero, aglio, cipolla.
- alla sera consumare presto una cena leggera e frugale.
Il volume è ricco di ricette per realizzare colazioni, pranzi, cene, desssert.
red! | collana: Economici di qualità | pp. 128 | formato: 16 x 21,5 cm |
| prezzo: € 13,00 | codice ISBN: 9788857307183 |
Pamela Weber è fondatrice del NATA, centro parigino di yoga, meditazione e cucina vegetariana. Pratica yoga dal 2001. Un incidente di sci nel 2009 l'ha portata ad approfondire gli studi nel campo dell'anatomia della schiena, del bacino e delle gambe, fino a creare un corso specifico sull'importanza della postura.

LA DIETA DEL RUNNER
red!
Nicolas Aubineau
Quando si corre il corpo prende l’energia necessaria dal glicogeno presente nei muscoli e poi dalle riserve di grasso. Per questo i livelli di glicogeno devono rimanere altri prima, durante e dopo la corsa. Ecco perché è importante un’alimentazione corretta. Il volume si divide in due sezionila prima più teorica che offre informazioni su:
-i bisogni nutrizionali quantitativi e qualitativi del runner
-le 12 regole di base di una dieta equilibrata.
-i 5 alimenti da consumare prima della corsa (barbabietole, carote, avena, riso, patate).
-durante la corsa (banane, mandorle, mela, albicocche secche, miele).
-dopo la corsa (lenticchie, patate, patate dolci, castagne, piselli).
Segue una sezione dedicata alle ricette per colazioni, pasti principali e dessert.
red! | collana: Economici di qualità | pp. 128 | formato: 16 x 21,5 cm |
| prezzo: € 13,00 | codice ISBN: 9788857307169 |
Nicolas Aubineau, dietologo e nutrizionista sportivo di grande esperienza, mette a disposizione dei lettori la preparazione acquisita negli anni attraverso lo studio dell'argomento e la pratica sportiva svolta in prima persona in maniera continuativa.
NICO